L’isolamento termico rappresenta uno degli interventi più efficaci per migliorare le prestazioni energetiche di un’abitazione esistente. In Italia, gran parte del patrimonio edilizio residenziale è stato costruito prima dell’introduzione delle prime normative sul contenimento dei consumi energetici, entrate progressivamente in vigore tra gli anni Settanta e Novanta. Ciò significa che milioni di edifici presentano ancora oggi pareti prive di isolamento, coperture scarsamente coibentate, ponti termici non corretti e serramenti con prestazioni ormai superate.
Le conseguenze sono ben note a chi vive in queste abitazioni: pareti fredde durante l’inverno, ambienti che si surriscaldano rapidamente in estate, presenza di muffe negli angoli più esposti, elevati consumi energetici e una sensazione di disagio che spesso persiste anche quando l’impianto di riscaldamento è in funzione: se stai pensando di ristrutturare casa, isolare termicamente l’immobile e migliorarne l’efficienza energetica è sicuramente un intervento da valutare,
Ogni intervento di isolamento, tuttavia, presenta caratteristiche specifiche, costi differenti e ambiti di applicazione che devono essere valutati caso per caso: vediamoli uno per uno.
Isolamento a cappotto esterno
Il cappotto termico esterno rappresenta il punto di riferimento con cui vengono confrontate tutte le altre soluzioni: consiste nell’applicazione di pannelli isolanti sulla superficie esterna delle pareti perimetrali, successivamente rivestiti con una rasatura armata e protetti da uno strato finale di finitura resistente agli agenti atmosferici.
Dal punto di vista tecnico, il principale vantaggio dell’isolamento termico a cappotto esterno consiste nel fatto che l’intera muratura rimane all’interno del volume climatizzato. Questo aspetto produce effetti molto importanti sul comportamento termico dell’edificio.
Durante l’inverno il calore prodotto dagli impianti viene immagazzinato dalle strutture murarie e rilasciato gradualmente, contribuendo a mantenere stabile la temperatura interna anche quando il riscaldamento viene spento. Durante l’estate, invece, la muratura rallenta la trasmissione del calore proveniente dall’esterno, migliorando il comfort negli ambienti interni.
Le simulazioni di risparmio energetico effettuate su edifici residenziali italiani mostrano che un cappotto termico correttamente progettato può ridurre il fabbisogno energetico per il riscaldamento dal 20% fino a oltre il 45%, con valori particolarmente elevati negli edifici costruiti prima degli anni Ottanta.
Naturalmente il risultato dipende da numerosi fattori: spessore dell’isolante, zona climatica, orientamento dell’edificio e qualità dell’installazione. Il principale svantaggio del cappotto termico è rappresentato dall’investimento iniziale: il costo di un cappotto esterno varia mediamente tra 70 e 150 euro al metro quadrato, ma in edifici complessi o caratterizzati da facciate articolate si possono raggiungere valori superiori.
Il cappotto termico da interno
Non sempre è possibile intervenire sulla facciata di un edificio: nei condomini è complicato accordarsi su un intervento del genere, ma anche nei centri storici o negli immobili sottoposti a tutela architettonica il cappotto esterno è una soluzione non praticabile.
In questi casi il cappotto termico da interno costituisce spesso l’unica possibilità per migliorare l’isolamento delle pareti perimetrali: consiste nella realizzazione di una contro-parete isolata sul lato interno della muratura. Lo spessore varia generalmente tra 5 e 12 centimetri, a seconda delle prestazioni richieste e dello spazio disponibile.
Il miglioramento è spesso immediato: le superfici interne risultano più calde e diminuisce sensibilmente quella sensazione di freddo radiante che caratterizza gli edifici poco isolati: tuttavia, rispetto al cappotto esterno, la muratura esistente rimane esposta alle condizioni climatiche esterne e perde gran parte della propria capacità di accumulare calore comportando minore stabilità delle temperature interne nel lungo periodo.
Si possono inoltre verificare fenomeni di umidità e di condensazione all’interno della parete, ragion per cui la progettazione di un cappotto interno richiede sempre verifiche termoigrometriche accurate.
I risparmi energetici ottenibili con il cappotto termico interno sono generalmente compresi tra il 15% e il 35%, con risultati che dipendono fortemente dalla continuità dell’intervento e dalla presenza di ponti termici residui.
L’insufflaggio delle intercapedini
Molti edifici realizzati tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta presentano pareti costituite da due strati murari separati da una camera d’aria perché si riteneva che l’intercapedine fosse sufficiente a garantire un buon isolamento termico.
L’insufflaggio consiste nel riempimento di questa cavità mediante materiali isolanti sfusi come cellulosa, lana minerale o perle di polistirene espanso, in grado di occupare uniformemente gli spazi disponibili e ridurre significativamente la trasmissione del calore.
È un intervento poco invasivo: nella maggior parte dei casi l’intervento viene completato in una o due giornate lavorative senza richiedere ponteggi, demolizioni o opere murarie significative.
Dal punto di vista energetico i risultati possono essere sorprendenti. Le dispersioni attraverso le pareti perimetrali possono diminuire dal 40% al 70%, generando una riduzione dei consumi complessivi spesso compresa tra il 10% e il 25%.
L’insufflaggio delle pareti ha costi generalmente compresi tra 15 e 35 euro al metro quadrato, rappresenta spesso il primo intervento da valutare negli edifici dotati di intercapedine.
La coibentazione del tetto
Quando si analizzano le dispersioni termiche di un edificio, la copertura emerge frequentemente come l’elemento più critico: l’aria calda tende naturalmente a salire verso l’alto quindi, in un’abitazione scarsamente isolata, una quota significativa dell’energia utilizzata tende a disperdersi attraverso il tetto.
L’isolamento termico del tetto può essere realizzato sia dall’esterno sia dall’interno, quest’ultimo generalmente eseguito durante il rifacimento della copertura, consente di ottenere i migliori risultati grazie alla continuità dello strato isolante e alla riduzione dei ponti termici.
Particolarmente interessante è la soluzione del tetto ventilato, nella quale viene creato uno strato d’aria tra isolamento e manto di copertura che in estate favorisce lo smaltimento del calore accumulato dal tetto, riducendo il surriscaldamento degli ambienti sottostanti.
L’eliminazione dei ponti termici
Quando si parla di isolamenti termici si tende a concentrare l’attenzione sulle superfici più estese, come pareti e coperture ma molte problematiche derivano da aree relativamente piccole ma caratterizzate da elevata dispersione energetica come balconi in calcestruzzo che attraversano la facciata, dai pilastri inseriti nelle murature, dai cassonetti delle tapparelle e dai collegamenti tra pareti e coperture: queste zone prendono il nome di ponti termici.
In corrispondenza dei ponti termici la differenza di temperatura rispetto alle zone circostanti può generare condensa: molti problemi apparentemente legati all’umidità sono in realtà conseguenze dirette della presenza di ponti termici.
L’eliminazione dei ponti termici richiede interventi specifici che variano in funzione della situazione costruttiva. In alcuni casi è sufficiente integrare il cappotto termico; in altri sono necessari sistemi dedicati o modifiche strutturali più complesse.
Dal punto di vista dell’efficienza energetica il contributo dei ponti termici può apparire limitato rispetto alle superfici principali. Tuttavia il loro impatto sul comfort abitativo e sulla salubrità degli ambienti è spesso decisivo.
Sostituzione degli infissi
Le finestre rappresentano uno degli elementi più delicati dell’involucro edilizio: devono garantire contemporaneamente illuminazione naturale, ventilazione, visibilità e protezione dagli agenti atmosferici.
Per decenni gli edifici italiani sono stati dotati di serramenti con vetro singolo o con doppi vetri di prima generazione caratterizzati da prestazioni energetiche ormai molto inferiori agli standard attuali.
I moderni serramenti impiegano vetri basso emissivi, camere riempite con gas isolanti e telai multicamera progettati per limitare le dispersioni termiche.
Il miglioramento del comfort è immediatamente percepibile. Le superfici vetrate risultano più calde durante l’inverno, si riduce la formazione di condensa e scompaiono gran parte degli spifferi che caratterizzano i serramenti più datati.
I benefici energetici dipendono dalle condizioni iniziali. La sostituzione di infissi molto obsoleti può determinare riduzioni dei consumi comprese tra il 10% e il 20%, con risultati ancora migliori quando l’intervento viene accompagnato dalla correzione dei ponti termici del vano finestra.
I costi risultano estremamente variabili in funzione del materiale, delle dimensioni e delle prestazioni isolanti richieste.
I migliori risultati per isolamento termico della casa si ottengono quando gli interventi vengono progettati come parti di una strategia complessiva: in una tipica abitazione italiana costruita tra gli anni Sessanta e Novanta, la combinazione di isolamento delle pareti, coibentazione della copertura, correzione dei ponti termici e sostituzione dei serramenti può ridurre il fabbisogno energetico per il riscaldamento di oltre il 50%, migliorando contemporaneamente il comfort, la salubrità degli ambienti e il valore economico dell’immobile.
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