Il rifacimento dell’impianto elettrico rappresenta uno degli interventi più importanti all’interno di una casa, sia per garantire sicurezza sia per migliorare l’efficienza energetica. Rifare l’impianto elettrico diventa una vera necessità quando l’impianto esistente non rispetta più le normative o non supporta le esigenze moderne.
Negli ultimi anni, la crescente diffusione di dispositivi elettronici ha reso indispensabile la ristrutturazione dell’impianto elettrico, soprattutto negli edifici costruiti prima degli anni ’90. Rifare l’impianto elettrico significa aggiornare prese, quadri, cavi e sistemi di protezione, assicurando una distribuzione dell’energia sicura ed efficiente.
Ristrutturazione impianto elettrico: quali lavori comporta
Rifare l’impianto elettrico totalmente vuol dire sostituire tutti i cavi che provvedono a distribuire l’energia elettrica nell’abitazione. Nella maggior parte dei casi, i cavi elettrici passati all’interno di canalizzazioni con corrugati e cassette di derivazione incassati nei muri. Se siamo fortunati e il diametro dei corrugati lo consente potrebbe non essere necessario rompere i muri e fare nuove tracce ma purtroppo questa possibilità si verifica raramente, specie in immobili che hanno più di 30 anni.
Se si è nel contesto di una ristrutturazione della casa o dell’appartamento è importante valutare l’opportunità di rifare l’impianto elettrico completamente, approfittando della possibilità di poter eseguire facilmente i lavori in muratura. Inoltre, in una ristrutturazione il rifacimento dell’impianto elettrico con messa a norma può beneficiare del bonus ristrutturazione, con la detrazione fino al 50% delle spese sostenute.
Rifacimento parziale dell’impianto elettrico
Si può intervenire anche solo su una parte dell’impianto elettrico senza doverlo rifare completamente. Tuttavia, questa possibilità dipende da diversi fattori, tra cui lo stato generale dell’impianto, la conformità alle normative vigenti, gli aspetti legati alla sicurezza e la reale fattibilità dell’intervento.
Quando l’impianto è datato e non rispetta gli standard di sicurezza attuali, spesso è più conveniente fare un nuovo impianto elettrico, un rifacimento completo. In questo modo si garantiscono maggiore sicurezza ed efficienza, evitando interventi più invasivi e costosi nel giro di pochi anni.
Al contrario, se l’impianto è in buone condizioni e già a norma, è possibile intervenire solo sulle parti che ne hanno bisogno. Ad esempio, si possono sostituire cavi usurati o aggiornare alcuni punti luce. Inoltre, è anche possibile ampliare l’impianto esistente aggiungendo nuovi punti luce o prese.
Come è composto un impianto elettrico
Un impianto elettrico comprende tutti gli elementi necessari per distribuire e utilizzare l’energia all’interno di un’abitazione. Quando si decide di rifarlo è fondamentale adeguarlo alle normative vigenti e agli standard tecnici, così da garantire sicurezza, efficienza e anche un risparmio sui consumi energetici nel tempo.
Un impianto a norma, infatti, non solo riduce i costi sul lungo periodo, ma consente anche di accedere a eventuali detrazioni fiscali. Per questo motivo è importante conoscerne la struttura e i principali componenti.
Alla base troviamo il contatore, che appartiene al gestore della rete elettrica ed è installato nel punto in cui viene fornita l’energia; nei condomini è generalmente collocato nel locale contatori. Da qui parte il collegamento al quadro elettrico, situato all’interno dell’abitazione, che distribuisce la corrente nei vari ambienti. I quadri moderni sono dotati di dispositivi di sicurezza, come il salvavita, che interviene automaticamente in caso di sovraccarico o guasto.
Dall’impianto centrale si sviluppano poi le linee elettriche, che trasportano l’energia in tutta la casa attraverso i cavi. Queste linee vengono organizzate e suddivise grazie alle cassette di derivazione, che indirizzano la corrente verso i diversi punti di utilizzo.
Infine, ci sono gli elementi con cui interagiamo ogni giorno: interruttori, prese e punti luce. Sono installati all’interno di apposite scatole incassate nelle pareti e completati da placche di copertura. Le prese di nuova generazione includono sistemi di protezione che aumentano la sicurezza, rendendole particolarmente affidabili anche in presenza di bambini.
Costi per rifare l’impianto elettrico
I costi per rifare l’impianto elettrico dipendono da diversi fattori: la grandezza dell’immobile, lo stato dell’impianto esistente, il tipo di interventi necessari e le scelte estetiche o tecnologiche adottate.
Orientativamente, si può considerare un costo che va generalmente dai 50 ai 150 euro per ogni punto luce, mentre al metro quadrato si oscilla tra circa 40 e 80 euro. Nel caso di un appartamento di 100 mq, la spesa complessiva si colloca di solito tra i 4.000 e gli 8.000 euro. Questa cifra, però, può cambiare in base al numero di punti luce (che in un impianto standard sono almeno 40), ai lavori da effettuare e alla qualità dei materiali scelti.
Normative e certificazioni obbligatorie
La normativa principale che regola il rifacimento degli impianti elettrici è il Decreto Ministeriale 37 del 22 gennaio 2008, che aggiorna e integra quanto già previsto dalla legge 46 del 13 marzo 1990. Questa normativa stabilisce che tutti gli impianti realizzati dopo il 2008 devono essere accompagnati da una Dichiarazione di Conformità, rilasciata da soggetti abilitati.
In particolare, la Dichiarazione di Conformità (DICO) deve essere emessa dal tecnico o dall’impresa che ha eseguito i lavori. Per poter rilasciare questo documento, l’impresa deve risultare regolarmente iscritta al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane e possedere le necessarie abilitazioni professionali.
Al termine dei lavori, la dichiarazione viene consegnata al proprietario dell’immobile. Successivamente, l’impresa è tenuta a trasmetterla al Comune entro 30 giorni; sarà poi quest’ultimo a inoltrarla alla Camera di Commercio per le verifiche di competenza.
Alla dichiarazione devono essere allegati alcuni documenti fondamentali, tra cui il progetto dell’impianto elettrico (obbligatorio nel caso di abitazioni superiori ai 400 metri quadrati o con potenza impegnata oltre i 6 kW, redatto da un ingegnere abilitato) l’elenco dei materiali utilizzati e la visura camerale dell’impresa che ha realizzato l’impianto.
La Dichiarazione di Conformità è un documento essenziale non solo per certificare la sicurezza dell’impianto, ma anche per ottenere l’agibilità in caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni complete, oltre che per accedere alle detrazioni fiscali.